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Questa fase operativa viene effettuata prima dell'intervento su tutti i manufatti interessati dal restauro. Si analizza lo stato attuale dell'opera al fine di valutarne il degrado, e proporre le relative modalità di intervento. La progettazione diventa pertanto indispensabile per una corretta operatività in cantiere.
Fontana in Borgo Sacco di Rovereto
Borgo Sacco, frazione di Rovereto, si trova in Val Lagarina, sulla riva sinistra del fiume Adige e lungo il corso terminale del torrente Leno. Il comune di Sacco, con Ordinanza del Commissario Generale Civile della Venezia Tridentina, il 18/03/1920 fu aggregato a quello di Rovereto.
La fontana,
che oggi si trova al centro della piazza centrale, fu eretta nel 1873 per volere del Comune di Sacco. E' considerata, per la sua posizione, di tipo monumentale, costruita allo scopo di arredare il borgo e pertanto con funzione puramente ornamentale. Questo genere di fontana cominciò a prendere il sopravvento sugli altri tipi (lavatoi, abbeveratoi ecc.) proprio in questo periodo. La fontana è stata realizzata in pietra calcarea bianco ammonitico.
La vasca è a modulo semplice, di forma polilobata, variamente modanato e con bordo arrotondato. Al centro del bacino si alza il pilastro ad ampio fusto con cimasa decorata a bassorilievo con fogli d'olivo.
Su di esso sono poste quattro bocce dorate
che sostengono, a loro volta, un obelisco sul cui vertice è posta una quinta sfera.
L'acqua fuoriesce dal pilastro attraverso quattro cannelli di ferro, ornati con mascheroni dalle sembianze femminili.
Si afferma che il giorno dell'inaugurazione qualcuno scrisse "Poveri Saccardi/ caduti in povertà,/ i ga le bale d'oro/ ma acqua no i ghe n'ha!" riferendosi, ironicamente, al fatto che in quel periodo Sacco aveva gravi problemi idrici. Tutta la costruzione poggia sopra un'ampia gradinata circolare delimitata da dieci colonnine o "paracarri", come si ritrova in un documento del 1873.
Assai utile, per conoscere la storia della fontana, si è rivelato lo studio dei documenti conservati nell'archivio di Sacco, oggi a Rovereto. La realizzazione della fontana costò al comune 2.863,03 fiorini (RUB. III 1873 nn. 1-56).
La prima fattura rinvenuta, riporta la data del 29 maggio 1873 ed è relativa alla fornitura di perni per fissare le cinque palle di ferro dorato (quattro a sostegno dell'obelisco ed una sulla sua sommità); si parla, inoltre di ferri lavorati e di due botole con telaio in ghisa. In calce ai documenti di conto (29 maggio e 6 ottobre 1873) è riportato il nome del fabbro, Francesco Socrella.
In un altro documento - quietanza, per la fornitura di un tubo di piombo, si ritrova il nome di un certo Alessio Schir, fontaniere (RUB. III 1873 nn. 1-56).
Notizie più dettagliate si ricavano dalla nota di credito dell'ingegnere architetto Mascanzoni, datata 12 ottobre 1873, in cui sono specificati in dettaglio i vari lavori e progetti da lui presentati (purtroppo non rinvenuti) per la realizzazione della nuova fontana, innalzata sulla piazza maggiore di Sacco. In calce al documento vi è la firma del conte Fedrigo Bossi Fedrigotti, allora capo comunale, con il quale l'architetto aveva preso accordi. In questo documento si parla dei disegni relativi ai "paracarri" che delimitano il basamento della fontana, ai vari bassorilievi, raffiguranti foglie d'olivo, posti sul basamento e sulla cimasa dell'obelisco, alle teste di donna da dove esce il boccaglio dell'acqua e soprattutto dei vari progetti presenti e dei sopralluoghi eseguiti. Si parla pure del disegno dell'iscrizione da riportarsi sull'obelisco ed eseguita a carattere lapidario: "SACCO MDCCCLXXIII".
La fontana fu realizzata e messa in opera dagli scalpellini Luigi e Gelsomino Scanagatta. Tra i documenti relativi alle spese sostenute dal comune di Sacco nell'anno 1873 ve n'è una, anche, inerente alla fornitura, da parte di un certo "Mario Stanga tagliapietra", di alcune lastre in pietra: potrebbero essere quelle usate per la pavimentazione della pedana circolare.
La conoscenza del manufatto essenziale per poter valutare le diverse metodologie di intervento è stata effettuata mediante ispezioni visive e rilievi dell'alterazione, intesi come definizione dello stato di conservazione. Tali studi sulla base delle nostre esperienze progettuali ed esecutive hanno portato alla formulazione delle seguenti considerazioni ed osservazioni, le quali rendono opportune le seguenti indagini scientifiche:
Le succitate analisi si rendono indispensabili qualora si voglia caratterizzare e quantificare più esattamente i diversi fenomeni di degrado per produrre una corretta metodologia di intervento.
Per affrontare in modo corretto la problematica della conservazione è di fondamentale importanza l'individuazione delle cause che determinano un certo processo di degrado, così da poter intervenire nel modo più adeguato durante la fase di restauro. I processi di alterazione a carico dell'opera presa in esame sono riconducibili ai seguenti fattori:
La risultante dell'azione combinata di questi fattori si traduce generalmente in un'alterazione della consistenza del materiale e quindi della sua durata nel tempo.
Queste cause rappresentano alterazioni talora determinanti per la conservazione dell'opera.
I biodeteriogeni più diffusi e per i quali è più facile individuare l'effetto dannoso sono, senza dubbio, le alghe microscopiche
Esse si impiantano sulla superficie dei materiali porosi o già deteriorati e penetrano dentro le microfratture oppure al di sotto di frammenti già parzialmente distaccati esercitando una dannosa azione di cuneo. In alcuni casi è accertata un'azione corrosiva, soprattutto nei riguardi di materiali calcarei, prodotta dai loro metaboliti acidi. Anche le piante infestanti di tipo erbaceo trovano le condizioni ottimali tra le fessure dei conci, ove si accumula del terriccio ed a partire da un seme si sviluppano con un sistema radicale che con la crescita delle stesse radici provoca pressioni all'interno della fessura causando alterazioni fisiche e chimiche (l'acidità degli essudati chelanti e degli apici radicali).
I fenomeni di "biodeterioramento" contribuiscono dunque ad aggravare le manifestazioni di alterazioni imputabili a fattori di tipo chimico e fisico.
Il presente studio visivo effettuato in data 18.11.1999 sul materiale lapideo componente la fontana ha rilevato la formazione di fenomeni di alterazione e degrado che trovano origine nelle naturali cause di deterioramento, affiancate a cause di origine umana.
Le cause di degrado naturali si evidenziano sotto forma di dilavamenti provocati dalla pioggia battente, che sulla superficie lapidea esposta della fontana provoca sia un'azione meccanica che micro erosione con perdita di materiale sotto forma di sali.
Ciò è dovuto all'inquinamento atmosferico, e quindi è legato allo sviluppo su scala mondiale delle attività industriali, che provocano l'immissione massiccia nell'atmosfera di sostanze altrimenti presenti in concentrazioni molto inferiori. Soltanto alcune tra le sostanze gassose o particellate, solide e liquide, che possono inquinare l'aria, sono certamente dannose nei riguardi dei materiali lapidei. Essi sono l'anidride solforosa ed il materiale particellato, anche l'anidride carbonica esercita un'azione aggressiva nei riguardi del carbonato di calcio e di alcuni minerali silicatici.
Si nota come su quasi tutta la superficie lapidea sia presente il fenomeno di erosione e corrosione
dovuto all'acqua, visto che la struttura architettonica è priva di significanti sottosquadra e la collocazione del manufatto non permette la protezione con altri elementi architettonici.
Le lavorazioni ornamentali delle foglie di olivo, presenti sul basamento, sono un esempio dei danneggiamenti che questi fattori provocano al materiale lapideo. Si può notare come le foglie scolpite al di sotto di un elemento a sbalzo che ha svolto un ruolo di protettivo, siano conservate in maniera ottimale,
mentre la fila di foglie scolpite nello stesso concio, ma in posizione non così riparata, sono state soggette a una continua perdita di materiale, che le rende prive del loro modellato originale.
Nelle stesse zone protette dall'acqua, si presentano fenomeni di degrado denominati "croste nere", che sono presenti in minima parte sulle foglie di olivo,
sotto l'obelisco
e nelle vasche di raccolta dell'acqua all'interno della lavorazione, sotto il bordo.
Questi depositi sono dovuti a particellato atmosferico che, aggregatosi, forma spessori diversi, i quali vanno dalle pure e semplici stratificazioni incoerenti di polvere, a dei depositi superficiali propriamente detti, poco coerenti, ma abbastanza aderenti al supporto. La crosta nera tende con il tempo ad ispessirsi, ad indurirsi sempre di più ed a diventare meno porosa: si accentua così la diversità di comportamento meccanico e termico tra di essa ed il supporto. La fase successiva è la fessurazione e la fratturazione della crosta nera con la caduta accompagnata da materiale deteriorato.
Altra causa di degrado presenti in maniera massiccia sulla superficie della fontana, è l'infestazione biologica dovuta alla formazione di alghe, licheni, muschi e piante erbacee. Questo tipo di alterazione è presente in particolare nelle superfici esposte a nord, e si evidenziano in particolare sulle vasche e sul basamento dell'obelisco.
I biodeteriogeni più diffusi e per i quali è più facile individuare l'effetto dannoso sono, senza dubbio, le alghe microscopiche. Esse si impiantano sulla superficie dei materiali porosi, o già deteriorati e penetrano dentro le microfratture, oppure al di sotto di frammenti già parzialmente distaccati, esercitando una dannosa azione di cuneo. In alcuni casi è accertata un'azione corrosiva, soprattutto nei riguardi di materiali calcarei, prodotta dai loro metaboliti acidi. Anche le piante infestanti di tipo erbaceo, trovano le condizioni ottimali tra le fessure delle lastre che compongono la pavimentazione esterna, ove si accumula del terriccio, ed a partire da un seme, si sviluppa con un sistema radicale che con la crescita delle stesse radici provoca pressioni all'interno della fessura e causa alterazioni chimiche (l'acidità degli essudati chelanti e degli apici radicali).
I fenomeni di "biodeterioramento" contribuiscono dunque ad aggravare le manifestazioni di alterazioni imputabili a fattori di tipo chimico e fisico.
Gli effetti del gelo - disgelo e degli sbalzi termici si evidenziano con la presenza di micro fratture che portano a fenomeni di esfogliamento con distacco di frammenti sia di piccola entità
che di maggiore dimensione se associati ad altri fenomeni di degrado statico presenti sull'obelisco.
A determinare lo stato attuale sono importanti le concause dei singoli degradi, che associati provocano un veloce deterioramento. Ne sono ancora un esempio le foglie di olivo dilavate che hanno subito gli effetti del gelo - disgelo, degli sbalzi termici e non ultimo l'intervento dell'uomo, che è intervenuto in passato con un materiale non adatto quale è il cemento, per ricostruire il modellato perduto.
Il cemento non ha caratteristiche meccaniche simili alla pietra, perciò ha comportamenti diversi dal punto di vista delle dilatazioni, che si evidenziano bene in una ricostruzione di spigolo del pilastro di base che è percorso da una rete di crettature.
Inoltre la sua composizione chimica vede tra i suoi componenti una parte di sali solubili dannosi per gli elementi littoidi adiacenti.
Il degrado superficiale ha provocato, anche nelle stuccature originali, distacchi e disgregazioni da parte del gelo - disgelo e tutt'ora alcune fessure si presentano libere,
o con le stuccature in procinto di cadere.
Un'altra causa di alterazione correlata all'accoppiamento di materiali poco stabili chimicamente, è dovuta alla messa in opera di elementi in ferro, quali le cinque bocce,
i ferri lavorati posti sopra le vasche
e le graffe per legare i conci.
Detti elementi in ferro probabilmente sono imperniati solo sul basamento, mentre l'obelisco poggia a secco sul ferro. I danni provocati sono dovuti al fatto che questo metallo si corrode facilmente aumentando di volume per la formazione di strati di ossidi - idrati - carbonati, ne deriva la perdita della doratura dalle bocce e la fessurazione degli elementi lapidei adiacenti, che hanno portato la caduta con conseguente perdita di frammenti dell'obelisco
e del basamento.
Gli elementi in ferro producono antiestetiche colature che conferiscono alla pietra il tipico color ruggine.
Analogamente anche le teste femminili in bronzo accusano processi di corrosione subiti dalla lega, che formano sali solubili di rame. Questi, trasportati dalle acque meteoriche, vengono in contatto con il materiale lapideo, sono da essi assorbiti e si fissano, in maniera difficilmente revesibile, entro gli spazi porosi; il risultato, facilmente visibile ad occhio nudo, è la formazione di chiazze verdastre assai difficili da eliminare.
Il degrado che è particolarmente visibile, e che provocherebbe in pochissimi secondi il disfacimento del manufatto, si denomina degrado statico.
Questo si manifesta per il sommarsi di più cause, prima fra tutti è la progettazione iniziale che non ha tenuto conto dell'abbinamento di materiali quali il ferro con la pietra, anche se questi sono stati fissati con il piombo a calco che svolge l'azione di cuscinetto ammortizzante.
Inoltre l'ardua idea di posizionare la massa in pietra dell'obelisco sugli spigoli, lasciando il vuoto nel punto di maggiore carico,
caricando tutto sugli stessi ove la portata della pietra è minore a causa dello spessore dovuto alla forma rastremata dell'obelisco, e alla lavorazione del basamento che si assoriglia nella zona ove sono presenti le foglie d'olivo.
A queste cause si sono sommate il rifacimento delle scalinate e della pavimentazione adiacente la fontana,
ed il passaggio di mezzi pesanti che identificano la fontana in una rotatoria.
Questo ha provocato e provoca tutt'ora vibrazioni alla base dell'obelisco, che aggravano la sua staticità.
A migliorare le drastiche condizioni statiche, già percepite in passato, è stata effettuata una struttura in legno che contiene le eventuali oscillazione dell'obelisco e che garantisce in modo provvisorio la staticità, anche se attualmente impedisce il godimento del manufatto.
Anche i "paracarri" originali presenti sul perimetro sono stati soggetti a degrado statico, e si presume per il contatto subito da un mezzo pesante che ne ha sradicato due fratturandone uno circa a metà altezza.
I "paracarri" ora coricati alla base del primo scalino, evidenziano l'inserimento sulla loro base di perni in ferro ad aderenza migliorata di recentissima fattura, fissati con malta cementizia.
Fonte di degrado è da attribuire l'azione dell'uomo che interviene con azioni intenzionalmente sfregianti il manufatto, quali sono le due scritte con spray grigio eseguite sul basamento che sostiene l'obelisco.
Sia con operazioni volutamente curative, ma che hanno risultati diametralmente opposti quali sono: stuccature in materiale non adatto quale cemento grigio
o bianco,
colature di catrame nelle giunzione delle vasche per renderle stagne,
stesura a pennello all'interno delle vasche di malte,
sempre per ovviare al problema delle perdite.
Il rifacimento delle scalinate di accesso alla fontana, eseguito con metodologie e materiali non adatti, che tutt'ora conferiscono un aspetto di abbandono e trascuratezza.
Queste operazioni hanno portato la perdita delle piastre originali che formavano il perimetro della fontana, che probabilmente versavano in precario grado di conservazione, come lo era probabilmente la cima dell'obelisco anch'essa decorata a foglie d'olivo, che oggi è sostituita con un elemento in pietra a forma piramidale liscia. Si è quindi perso un elemento decorativo storicamente presente nei documenti.
Durante il sopralluogo si è notato inoltre la presenza di infiltrazioni d'acqua che fuoriusciva dalle stuccature del basamento
e ciò avviene anche con l'impianto dell'acqua chiuso. Sarà quindi motivo di studio durante le fasi del restauro capire le cause della presenza così accentuata di acqua all'interno del basamento.
L'impianto idraulico è probabilmente costituito da vari tubi in ferro che percorrono la base della fontana e parte del pilastro basamentale.
L'impianto elettrico è presente con quattro fari, uno per vasca, che vengono alimentati da un cavo, il quale fuoriesce dal basamento e percorre il fondo della vasca; lo stato di degrado delle vasche, piene di detriti in pietra e vetro, pone un punto di domanda sulla affidabilità odierna dell'impianto.
Applicazione di resina consolidante acril-siliconica, atta a ricreare la coesione del materiale. L'operazione verrà eseguita con pennello con l'interposizione di carta giapponese oppure ad iniezione all'interno delle fessure. Le operazioni di precensolidamento interesseranno le superfici maggiormente decoese dell'intera superficie. Fissaggio di piccoli frammenti in via di distacco o già staccati. Tale operazione avverrà esclusivamente tramite iniezioni di resina epossidica. Solo se si renderà necessario per casi particolari, l'operazione avverrà mediante distacco del frammento, pulitura delle due superfici di contatto, incollaggio con resina epossidica. Per frammenti di grosse dimensioni è previsto l'inserimento di perni in vetroresina, o acciaio AISI 304, annegati in resina epossidica.
Lo smantellamento della struttura lignea avverrà dopo la costruzione di una stabile impalcatura metallica, eseguita al fine di avvicinarsi al manufatto e percepire le attuali condizioni statiche dell'obelisco. Per effettuare ciò gli attuali travi che corrono lungo l'obelisco, verranno segati nella lunghezza di 50 - 80 cm. E successivamente calati a terra. Se durante la lavorazione si determinasse l'esigenza di un ancoraggio statico, verrà effettuato provvisoriamente, con elementi quali tubi dalmine infrapponendo tavole in legno nel contatto con la pietra, che legheranno l'obelisco alla struttura dell'impalcatura.
Si prevede lo smontaggio degli elementi che compongono la fontana per permettere l'esecuzione di operazioni mirate al consolidamento statico del manufatto. L'attuazione di tali operazioni avverrà imbragando con cinghie di canapa gli elementi da rimuovere e, a seconda del loro peso, verranno sollevati con paranchi o autogrù. Tutte le movimentazioni dovranno prescindere dalla stabilità degli elementi costitutivi sottostanti, che, se necessario, dovranno essere ancorati o puntellati. Tutte le movimentazioni dovranno essere effettuate in modo da garantire l'incolumità degli operatori e del manufatto. Gli elementi in pietra saranno ricoverati in luogo sicuro all'interno di una recinzione ricavata nei parcheggi presenti nella piazza, collocati su blocchi di legno, coperti con un telo che ne permetta la traspirabilità e segnalata la loro presenza con fettuccine e barriere segnaletiche. Durante questa fase dello smontaggio e per permettere lo stesso, verranno rimossi tutti gli elementi in ferro, quali graffe o perni; l'asportazione di detti inserti avverrà effettuando dei piccoli fori attorno al ferro da rimuovere.
Tale operazione verrà eseguita a spruzzo con biocida a largo spetro d'azione, tipo "Keim Alghicida". I trattamenti possono essere ripetuti, quando necessario, e verranno sempre conclusi con abbondante lavaggi con acqua e spazzole in setole morbide, allo scopo di eliminare ogni residuo di biocida. Nei casi più ostinati e difficili, si possono usare soluzioni, eventualmente sospese in fanghi ottenuti con sepiolite o attaprilgite e lasciati agire per tempi sufficientemente lunghi (1 - 2 giorni). La disinfestazione da muschi o piante di tipo erbaceo, si presenta in maniera diversa in quanto, crescono su substrati argillosi depositatesi sulle pietre, è quindi necessario far procedere alla disinfestazione vera e propria una loro rimozione meccanica, a mezzo di spatole di plastica o di legno, onde evitare di segnare con graffi le superfici dei manufatti.
Pulitura mediante lavaggi di acqua a pressione controllata per rimuovere i leggeri strati di pulviscolo atmosferico. Visto la quasi totale assenza di incrostazioni nere si prevede l'eliminazione a secco dei piccoli depositi con l'uso del bisturi. Le colature metalliche verranno pulite mediante impacchi complessanti basati sull'azione di bifloruro di ammonio addizionato ad acqua calda. Le scritte eseguite con colori a vernice verranno pulite con sverniciatori in gel e successivamente neutralizzati con "Wuait Spirit". Le macchie di bitume verranno pulite con sverniciatori o solventi tipo diluente nitro e successivamente neutralizzati con "Wuait Spirit".
Rimozione delle stuccature incoerenti con il materiale lapideo. Tale operazione è dettata principalmente dalla non compatibilità del materiale cementizio e del catrame con la pietra. L'asportazione verrà eseguita sia con mezzi manuali (scalpelli, martelline, bisturi, ecc.) sia con mezzi meccanici (microscalpello, vibroincisori, microsabbiatrici ecc. ) che grazie alla sensibilità degli operatori verranno adoperati in modo da arrecare alcun danno alla superficie lapidea.
Visto lo stato attuale di conservazione degli elementi in materiale lapideo costituenti la fontana e la loro funzione, si rende necessario l'intervento di consolidamento statico, proposto e mirato al ripristino delle condizioni di esercizio che compromettono la funzionalità del manufatto. In particolar modo si effettueranno accurati interventi per rendere stagna la vasca; quindi tutte le fessure verranno sigillate con varie metodologie in base alla loro posizione e dimensione.
Si adotteranno anche vari tipi di materiali, come resine epossidiche, malte strutturali, perni e graffe in acciaio.
Il consolidamento statico dell'obelisco considera la necessità di intervenire senza modificare l'aspetto estetico dell'opera che si vanta di creare il vuoto sotto l'obelisco.
Si prevede inoltre di scaricare il peso dagli elementi in ferro, quali le bocce, perché instabili volumetricamente.
Gli interventi che permetteranno in seguito di ottenere il recupero dal punto di vista strutturale, prevedono cinque carotaggi di diametro 42 mm.: uno eseguito al centro dell'obelisco di profondità circa 150 cm. E gli altri quattro sul basamento nei punti non coincidenti con gli attuali punti di contatto delle bocce, ma più interni, e saranno profondi 60 mm. circa, a secondo della lavorazione interna del basamento.
Verrà in seguito forgiato un elemento in acciaio che prevede i collegamenti dei fori, al cui interno prenderanno sede perni in acciaio da 32 mm. che saldati a due piastre di spessore 1 cm distanziate con perni di lunghezza leggermente superiore alla bocce che verranno forate e posizionate fra le due lastre senza nessuna funzione portante.
Sarà a carico della ditta esecutrice sottoporre la proposta sopra descritta all'approvazione da parte di un ingegnere statico che avvalli il progetto.
La stuccatura ha lo scopo di colmare le lacune e le discontinuità presenti sulla superficie della pietra, qualsivoglia sia la loro origine. In tal modo si riduce la possibilità di adesione del particellato atmosferico, e la penetrazione dell'acqua. La stuccatura verrà realizzata utilizzando impasti di inerte, polveri di pietra di vario colore e legante del tipo calce idraulica che abbiano caratteristiche di colore, porosità e resistenza meccanica il più possibile vicine a quella della pietra da trattare. Questa operazione avverrà mantenendo la stuccatura ad un livello leggermente ribassato a quello della superficie lapidea.
Durante il restauro si potrà studiare l'impianto idraulico della fontana per determinare se le tubazioni siano in grado di svolgere la loro funzione. Se si renderà necessario, per inserire le tubazioni nuove, si prevede il parziale o totale smontaggio del basamento centrale. I tubi utilizzati saranno in PVC, che, essendo flessibili, permetteranno di inserirli anche in fori non perfettamente diritti, come si presume di trovare all'interno del fusto della colonna. Inoltre gli stessi sono adatti a sopportare il gelo invernale e non sono soggetti al degrado nel tempo.
Posizionamento ordinato e fisso dei cavi che percorrono le vasche, con l'eliminazione dei cavi attuali in quanto schiacciati ed intaccati dai vetri presenti nelle vasche. Collaudo dei fari presenti, i quali, se non garantiranno qualità ottimali, sia dal punto di vista dell'illuminazione prodotta, sia del decadimento dei materiali che compongono il faro, verranno sostituiti con nuovi che soddisfino le attuali esigenze.
Per gli elementi in ferro che necessariamente verranno conservati, è prevista la loro pulitura da malte, colori ed incrostazioni, la stesura a pennello di un convertitore di ruggine tipo "Kelfos" che crei anche un fondo per la successiva verniciatura con smalto ferro miccaceo della ditta San Marco. Per i volti femminili in bronzo, si seguirà una pulitura a secco con l'uso di pennelli per eliminare gli strati incoerenti di polvere, il bisturi per asportare gli strati di incrostazione più coerenti e ancorate al substrato e bastoncini in fibra di vetro per eliminare gli strati superficiali di ossidazione. La protezione finale verrà effettuata con la cera "Reswax WH" mescolata con "Benzotriazolo" e diluente in ragia minerale applicato in combinazione con "Incralac", protettivo a base di natura acrilica, che consente di formare uno strato esterno di "sacrificio" e di ottenere un sistema stratificato con un'azione protettiva più efficace e durevole di quella svolta dai componenti usati singolarmente. Il protettivo è reversibile e facilmente rimovibile mediante l'uso di adeguati solventi, ed ha elevata idrorepellenza.
L'operazione, atta a ridare al materiale degradato maggiore coesione, dovrà considerare il grado di porosità. Si prevede l'uso di un prodotto molto fluido e costituito da sostanze aventi molecola corta per garantire una buona penetrazione del prodotto consolidante fino all'ancoraggio con il nucleo sano sottostante. La resina consolidante dovrà rispondere inoltre a buoni requisiti di resistenza e traspirabilità al vapore d'acqua. Le modalità di applicazione ed il tipo di diluizione della resina verranno stabilite dopo accurate analisi e le opportune campionature.
Il protettivo necessario per rallentare il riformarsi delle forme di degrado, legate ad agenti atmosferici, deve assicurare compatibilità con il materiale littoide, reversibilità, discreta idrorepellenza, non alterazioni del valore cromatico degli elementi littoidi. La stesura verrà effettuata a spruzzo su tutta la superficie.
Gli interventi eseguiti saranno documentati fotograficamente prima, durante e dopo le operazioni sopra descritte.